Era sempre meglio di niente, credere di essere felici.
Credere di poter essere felici, per un periodo di tempo indeterminato.
Era questo che mi piaceva, sì. Era per questo che mi piaceva: era la mia illusione. Non c'era niente di male, tutti dovrebbero poter avere una loro piccola illusione a cui credere.
Io ci credevo, gli credevo.
È successo che, incomprensibilmente e imprevedibilmente, mi giungesse questa creatura. Non era niente per me, mai vista prima... ma è bastato uno sguardo, uno solo, perché iniziasse a fare parte di me.
A poco a poco è cresciuta, non era più un'illusione: era un'altra realtà. Non riuscivo a capire se la vivessi solo io o anche gli altri, ma ci stavo bene e non m'importava del resto. Era come rimanere avvolti nelle coperte un mattino invernale.
A volte sembrava di essere sospesi sopra un baratro.
Ero giunta ad un punto in cui quella realtà pareva essere vera, si può dire che ne fossi certa.
Finì tutto. Così, da un giorno all'altro.
La verità mi portò via la mia dolce illusione, aprendomi il petto e strappandomi il cuore.
Piansi e sperai, ma non servì a nulla.
Passò del tempo e mi resi conto che anche la speranza iniziava a vacillare. Piansi.
La verità, quando non vuoi sentirla, è atroce.
Pensandoci ora, voglio solo la mia illusione e non ti perdonerò mai per avermela negata: stavo così bene, perché me l'hai portata via? Non avevi il diritto di farmi soffrire.
E che diritto hai, adesso, di fare ancora parte di me? Non volevo dolore, non ti ho chiesto dolore. Privami anche di questo. Scompari.
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