sabato 27 febbraio 2010

58.

"Watched the clouds drifting away, still the sun can’t warm my face. I know it was destined to go wrong: you were looking for the great escape, to chase your demons away." (Forgiven - Within Temptation)
Due secondi fa ho deciso che non m'importa minimamente della gente che legge il mio blog, di certa gente. Bah.
Di fatto avrei potuto dire: è stata una bella giornata. Direi che circa è così.
Ansia, incredibilmente inutile.
Quando sei in ritardo per incontrarti con chi devi e pensi che l'uscita della metropolitana davanti al Duomo sia davvero poco sicura ma fingi indifferenza, è inutile preoccuparsi; quando tiri un sospiro di sollievo perché finalmente sono venuti a recuperarti e puoi andartene di lì senza aver visto nessuno, quando poi giri come una trottola in lungo e in largo zona centro senza incontrare nessuno, quando dopo attese e camminate ci si ferma in colonne e ti torna l'ansia teoricamente fai bene a preoccuparti.
Tralasciando "faccia schiacciata" detta anche "penso di essere figa perché ho gli occhi azzurri" a cui avrei voluto fare un male incredibile, e come minimo spiaccicarle la testa contro qualche storico spigolo, e tralasciando anche il tizio (di cui già ho scordato il nome) che stringendomi la mano per presentarsi me l'ha stritolata, proseguiamo.
Arriva il momento in cui te ne vai da quello strafottutissimo posto, aspetti il 3 per un tempo indefinito, rischi lo svenimento causa mancanza di ossigeno, giungi in Duomo, entri in metropolitana e ti piazzi ad aspettare all'altezza del vagone che sette fermate più tardi aprirà davanti all'uscita di Maciachini.
Ovviamente hai perso la metro e sei in ritardo però dopo tutta una giornata che girovaghi praticamente ovunque e senza una meta precisa pensi di aver avuto, francesismi a parte, una gran botta di culo.
Pensi male.
Ed è proprio nel momento in cui pensi di essertela finalmente risparmiata che vedi dirigersi verso di te le uniche tre persone al mondo che eviteresti di vedere più che volentieri, una delle quali desideravi pensare avesse miracolosamente cessato di esistere.
«Ciao Monica! Come stai?»
Io? Divinamente. La domanda piuttosto dovrebbe essere che cazzo te ne frega visto che non mi cerchi da mesi.
«Bene!», sorridi. Oh, sì: sorridi.
E poi ciao anche all'altro, che però viene a scuola con te quindi nulla di strano in fondo.
Dopo questa bella scenetta se ne salta fuori l'essere indefinito a ore 2, circa.
«Ciao», con tanto di sorrisino.
Che ci trovi da sorridere pseudo-ammasso di letame, lo sai solo tu.
La risposta è stata un mezzo sguardo, durato circa una frazione di secondo, rivolto credo ad una zona indefinita all'altezza della sua faccia, e un gesto che voleva essere un saluto appena accennato.
Pensavo ad altro, non che non avessi la risposta, mi stavo semplicemente trattenendo dall'essere tanto apertamente sincera. Anche se ci stava, a istinto proprio.
Per quale assurdo motivo mi saluti, dopo aver fatto di tutto per cancellarmi dalla tua vita ed esserci anche riuscito?
Avrei dovuto salutarlo, sì. Guardarlo negli occhi e dirgli quello stesso "ciao" ipocrita che mi era appena stato rivolto. È probabile che avrei trasmesso più odio di quanto ne provi in vero. Forse sarebbe stata un'ulteriore soddisfazione per una persona del genere.
E sono state ben sette fermate di metropolitana. Infinite, giuro.
L'unica cosa che riuscivo a pensare era: sorridi, sorridi, le percosse sono un reato.
Non so quanto sia stata credibile la mia allegria, né tanto meno se era realistico il mio scherzare e ridere a battute che un tempo sentivo ogni giorno e che ogni giorno mi rendevano felice davvero.
So come mi sentivo e mi sentivo morire.
So che sarebbe stato peggio se ci fosse stata lei.
So che sentire il suo sguardo addosso mi faceva venir voglia di cavargli gli occhi.
Incredibilmente falso e ipocrita.
Sputargli la verità in faccia non sarebbe servito e c'era decisamente troppo pubblico.
Aspettare il 4 in Maciachini per dieci minuti buoni, ridere e scherzare, fare la strada insieme fino a Niguarda... cose che accadevano ogni giorno.
Non è il caso di farsi prendere dalla nostalgia al momento, sorridi, scherza, l'hai fatto per mesi.
Poi finalmente la loro fermata.
L'unico che vedo praticamente ogni giorno che mi saluta con tanto di bacio sulla guancia.
Passa il tizio che mi causa una nausea incredibile.
«Ciao Monica»
E calò il silenzio, ma proprio il silenzio. Anche nella mia mente.
Non so, la prossima volta mettiti pure a sillabarlo il mio nome se ti appaga così tanto.
L'altro era già sceso, causa gente, si affaccia: «Ciao Moni!»
«Ciao!»
Sarà stata evidente la mia mancata risposta? Sinceramente, credo di sì.
M'importa? No.
Una ventina di minuti dopo ho pensato che al "Ciao Monica" di quella presenza indesiderata avrei dovuto rispondere e chiamarlo per nome, per la prima volta da qui a nove mesi; è comunque probabile che vista la scarsa attività celebrale di tale inutile ammasso di materia organica non si sarebbe neanche reso conto del significato della cosa, indi è probabile che abbia reso di più il mio rifiuto al rivolgergli la parola (se non costretta dalle circostanze come in Duomo, ad esempio).
Libera, dal momento in cui l'autista ha pensato di chiudere le porte e ripartire.
Rimettere l'ipod, riproduzione casuale: Forgiven - Within Temptation, qualcuno lo chiamerebbe destino.
Una manciata di secondi più tardi avevo il viso ricoperto di lacrime, sembra proprio che io contenga una quantità spropositata d'acqua.
Sono più di quattro mesi e riesco ancora a piangere. Non che non sia perfettamente consapevole della situazione: lo sono eccome, lo sono fin troppo.
Ed era il 27.
Ironia della sorte? Io direi piuttosto che sono incredibilmente sfigata, ma guardiamo il lato positivo: poteva andare peggio.

2 commenti:

  1. Più in basso di così, non mi poteva cadere tale "ammasso di letame"

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  2. Secondo me ce la fa, siamo fiduciosi. LOL.

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