La luce di lui la illuminava come fosse di neve candida, all'alba del nuovo giorno; lei, d'altra parte, viveva del suo calore, nel torpore di un suo sguardo o nel tocco delle sue mani.
La loro unione, ad occhi estranei, doveva essere come la più naturale mai vista: giorno e notte, bianco e nero e tutte le gradazioni inevitabili del loro fondersi l'uno nell'altra.
Lei amava osservarlo, abbagliata della luminosità dei suoi gesti e del suo stesso essere, amava ascoltare il suono della sua voce, di una calda felicità, e sentire il suo respiro e il cuore battergli in petto. Amava tutto di lui, del suo sole. Amava e basta, era così semplice.
Non saprei dire se lui amasse qualcosa in lei, ma so che non l'amava.
Lui l'abbracciava e la baciava, le parlava e si fidava; sorrideva, e lei non poteva fare a meno di fare altrettanto ogni singola volta, le prendeva le mani e vi poggiava le labbra, la faceva arrossire, la faceva ridere, sentire viva.
Lei s'innamorava ad ogni gesto più intensamente; lei amava e lui si sentiva amato, ma per il sole non era abbastanza... forse voleva semplicemente tornare al centro dell'universo.
Inutile cercare di spiegare ciò che accadde alla luna, inutile provare a descrivere il vuoto che sentì.
Ed ora lui s'illude di poter trovare qualcuno più simile alla sua luce senza capire che il fuoco non ha bisogno del fuoco.
Lei continua il suo moto attorno alla terra: ora sa di non essere fatta per girare intorno al sole.
Saranno sole e luna, per sempre; complementari, nel loro non incontrarsi mai.
Nika
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